L’omicidio Kuciak e il futuro del governo slovacco

Il ministro dell’interno slovacco ha rassegnato oggi  le sue dimissioni a seguito dello scandalo che ha colpito il governo per l’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciak e di sua moglie Martina Kušnířová. Le sue dimissioni sono soltanto le ultime di una lunga serie di congedi presi dai ministri coinvolti nello scandalo. Jan Kuciak aveva infatti scoperto una reta di contatti fra una cosca della ‘ndrangheta locale e alcuni esponenti del governo tra i quali spiccano i nomi di l’ex consigliere capo del premier Mária Trošková e l’ex segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale slovacca Vilian Jasan, entrambi molto vicini al premier Robert Fico. Nello specifico, Kuciack aveva scoperto diversi casi di frode commessi da società legate ai sette italiani coinvolti (Antonino Vadalà, Sebastiano Vadalà e Bruno Vadalà, Diego Roda, Antonio Roda, Pietro Catroppa e un suo omonimo Pietro Catroppa) per un valore di oltre otto milioni di euro. Nella sua inchiesta pubblicata postuma Kuciack è riuscito a ricostruire le tappe  dell’insediamento della cosca in Slovacchia avvenuto quattordici anni fa a opera di Carmine Cinnante. Poco dopo anche Vadalà si rifugiò in Slovacchia per sfuggire a una sentenza della corte di Reggio Calabria. Da allora i due operarono per accrescere il loro giro di affari nel settore agricolo e nel 2009 Vadalà divenne un “imprenditore del campo energetico.” Fu in virtù di questa posizione che Vadalà ebbe i suoi primi contatti con Mária Trošková la quale, prima di lavorare per il Primo Ministro Robert Fico, era meglio conosciuta per la sua carriera di modella. Oltretutto, come ha denuciato lo stesso Kuciack, Vadalà e i suoi compagni erano ben noti alla polizia locale per i loro illeciti ma, nonostante i numerosi processi a loro carico, sono sempre stati rilasciati per mancanza di prove. Proprio come è accaduto a seguito del loro presunto coinvolgimento nell’omicidio della giovane coppia. Difatti adesso i nostri sette connazionali sarebbero stati rilasciati mentre il capo della polizia slovacca, Tibor Gaspar, avrebbe annunciato l’inseguimento di una nuova pista nelle indagini. E sempre lo stesso Gaspar ha negato di aver ricevuto informazioni sull’attività mafiosa nel suo paese da parte dell’Italia, come invece sostiene il Procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Gaetano Paci. Insomma, il governo del paese sembra stia pagando a caro prezzo la mancata presa di posizione nello scandalo e ora il Presidente Andreas Kiska avrebbe invitato il governo a ritornare alle urne. Non bisogna scordare infatti che Venerdì scorso (9 Marzo, ndr)  una folla di manifestanti è scesa in piazza a Bratislava pretendendo a gran voce indagini indipendenti e le dimissioni del Primo Ministro. Una manifestazione tanto imponente da non poter essere ignorata : il quotidiano SME ha parlato di circa 40 mila persone. In sostanza, la possibilità che il governo di Fico possa passare indenne questo scandalo sono ormai esigue. Più oscuro è invece lo scenario sulle indagini per il duplice omicidio. Il colpo sparato al cuore di Jan e quello alla testa di Martina non hanno soltanto strappato via il sorriso di due giovani ragazzi, ma hanno attentato alla libertà di ciascuno di noi. In quella piccola casa della Slovacchia la libertà è morta e la giustizia da sola non potrà più riparare questa grave perdita. C’è bisogno di una più grande consapevolezza perché la loro morte non sia stata vana. Il popolo slovacco sembra averla dimostrata, ma dall’alto degli scranni non è arrivato ancora nessun segnale concreto.

 

 

Fonti: Rai news

Eàst Journal

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